Imprese nella transizione energetica, un convegno di Kyoto Club

pubblicato su qualenergia.it

Ormai quasi vent’anni fa – nel febbraio del 1999 – da un’idea di Legambiente nacque il Kyoto club: erano passati appena due anni dalla firma del Protocollo di Kyoto e l’idea era chiamare a raccolta le imprese che ritenevano, già allora, che gli impegni per la riduzione delle emissioni climalteranti, che, per la prima volta in un trattato internazionale, si erano sottoscritti nella città giapponese non fossero solo un vincolo da rispettare ma anche una straordinaria occasione per creare novo sviluppo, occupazione, ricchezza, competere in maniera intelligente nella globalizzazione avanzante.

Oggi alla vigilia della sua assemblea annuale, che quest’anno si terrà nella sede dell’Anci di Milano il 21 maggio, possiamo dire che fu una scommessa lungimirante, non solo perché sono ormai oltre 120 i soci del Kyoto Club, tra imprese, amministrazioni locali, enti di ricerca e organizzazioni di settore, che fanno della nostra associazione un modello in Italia e in Europa, e non solo perché gli Accordi di Parigi del 2015 hanno confermato che i “fossili sono dalla parte sbagliata della storia”, come commentò l’allra Direttore di Greenpeace, ma perché ormai in tutte le sedi – dall’Onu all’Unione Europea, dalla Banca Mondiale al Fondo Monetario Internazionale e persino a Davos -, con la vistosa eccezione dell’amministrazione Usa guidata da Trump, è diventato quasi banale dire che green economy, economia circolare, chimica verde, uso efficiente delle risorse sono l’economia del futuro, l’unica possibile, che si sta facendo già presente.

Tutto bene quindi? Abbiamo vinto? No, affatto. Ad esempio le emissioni climalteranti l’anno scorso – dopo un paio di anni in cui erano sembrate stabilizzarsi nonostante la crescita del PIL – sono tornate a crescere nel mondo e, nel settore energetico anche in Italia perché le rinnovabili, su cui pure nel mondo oramai da tre anni si investe più che nelle fossili, nel nostro Paese si sono fermate dal 2014 a causa di insipienti scelte politiche. L’Europa di recente ha approvato un buon pacchetto sull’economia circolare ma le scelte che la dovrebbero sostenere nei singoli paesi membri fanno fatica ad affermarsi.

Per questo abbiamo deciso di accompagnare questo nostro appuntamento con un convegno pubblico nel quale , insieme a Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola che molto si è impegnata per promuovere la “qualità italiana”, presenteremo alcune esperienze modello di innovazione – in campo energetico, nella produzione, distribuzione, efficienza e digitalizzazione, nella chimica verde, nella gestione dei servizi pubblici locali (qui il programma completo www.kyotoclub.org) – perché abbiamo bisogno, un bisogno sempre più urgete, che queste belle pratiche diventino “sistema” e che siano quello di riferimento per la costruzione di una nuova economia. Più pulita ma anche più giusta e che metta al suo centro il rispetto dei territori e la coesione sociale-

Francesco Ferrante

Vicepresidente Kyoto club

 

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