Ambiente. In Germania le larghe intese. Quelle vere

Pubblicato su Tuttogreen de la Stampa

Tra Cdu e Spd un accordo importante sui temi dell’ambiente. Mentre in Italia si va sempre più a marcia indietro

Sono nate le larghe intese. Quelle vere, in Germania, proprio mentre qui morivano sotto le macerie della decadenza quelle nostrane, sostituite da una maggioranza parlamentare che è minoranza nel Paese. Ma guardiamo i tedeschi perché ciò che succede lì è decisivo per l’Europa e quindi assai importante anche per noi. Non può che suscitare grande preoccupazione il fatto che i socialdemocratici si siano arresi (senza nemmeno combattere troppo per la verità ) alle pretese di Merkel sull’austerità  da imporre all’Europa. C’é un sentimento diffuso in quel Paese, cui sembrano sfuggire solo i Gruenen protagonisti delle primarie europee per cui sembra smarrita l’idea stessa di Europa come comunità  e invece si pensa solo a dare lezioncine a partner che si ritengono “scapestrati”. Quindi il segno distintivo di quell’accordo non può che essere negativo per noi. E un po’ tutto risente di eccessive prudenze e mediazioni. Son larghe intese bellezza! Che pretendi? Detto ciò su energia, clima e rinnovabili sembrano anni luce avanti alle politiche di governo del nostro Paese. Rinnovabili al 55-60% del mix elettrico al 2035, efficienza energetica, niente fracking e la difesa del clima, la “Energiewende”, e l’uscita dal nucleare entro il 2022 rimangono cardini della politica energetica della coalizione. L’accordo contiene infatti un “piano per la difesa del clima” ed entro il 2020 la Germania ridurrà  le proprie emissioni di gas climalteranti del 40% rispetto al 1990.

Si rivede al rialzo l’obiettivo per le rinnovabili. Attualmente le rinnovabili sono circa al 25% del mix elettrico tedesco, l’obiettivo fino a oggi era di arrivare al 35% al 2020 e almeno al 50% al 2030. I nuovi target definiti dalla coalizione del terzo governo Merkel sono invece 40-45% al 2025 e 55-60% al 2035. Certo è una mediazione perché socialdemocratici avrebbero voluto arrivare al 75% del mix elettrico al 2035 e i cristiano-democratici avrebbero preferito fermarsi al 50-55%. Tenete conto però, per fare un paragone ahimè ingeneroso, che qui siamo ancora al 35/38% obiettivo della famigerata SEN di Passera e Monti al 2020. Un obiettivo talmente timido, visto che noi partivamo avvantaggiantissimi grazie all’idroelettrico realizzato dai nostri nonni, che in realtà  lo abbiamo raggiunto già  quest’anno!

Tornando alla nuova strategia tedesca, è una vittoria socialdemocratica il “no” al fracking, la controversa tecnica di estrazione per ottenere idrocarburi dagli scisti, come lo shale gas: nel documento si conferma la moratoria. Qui invece Zanonato vuol farci trivellare il Mediterraneo e Letta benedice l’accordo tra ENI e i russi che prevede appunto le esplorazioni nei nostri mari.

Nell’accordo tedesco c’è poi un punto, che può apparire banale, ma che se fosse applicato dalla nostra Autorità  per l’energia elettrica sarebbe rivoluzionario e ci farebbe risparmiare alcune centinai di milioni l’anno: gli sconti concessi alle industrie energivore tedesche saranno legati a impegni di miglioramento dell’efficienza energetica da parte delle aziende beneficiarie.

E poi, udite udite, in un Paese dove gli incentivi per le rinnovabili pesano già  per 20 miliardi di euro sulle bollette (circa il doppio che da noi) rimarranno immutati gli incentivi al fotovoltaico! Certo con quel meccanismo di degressione delle tariffe, un adeguamento automatico in base a un “corridoio di sviluppo prefissato” , che avremmo dovuto copiare anche noi dall’inizio per evitare le sacche di speculazione invece concesse da queste parti. La Germania al momento conta su circa 35 GW di potenza FV installata (17 in Italia), si è data un tetto di 52 GW e solo una volta superato quello gli incentivi cesseranno o verranno rivisitati completamente.

Nell’accordo, infine c’è il segnale che la Germania supporta misure europee per rimettere in sesto il mercato della CO2, come il backloading, che prevede di ritardare l’immissione di permessi a emettere sul mercato. Qui invece Zanonato (contro il parere del suo stesso collega di Governo Orlando) vorrebbe sposare la linea più retriva in Europa e rinunciare ai target su rinnovabili ed efficienza la 2030.

Insomma se si guarda da Roma alla Grosse Koalition non si può che invidiare la visione strategica di politica industriale che lì si conserva nonostante le mediazioni e che invece qui pare del tutto assente

 

 

Lascia una risposta

Your email address will not be published. Please enter your name, email and a comment.