Vento di futuro

pubblicato su Qualenergia

L’eolico è fondamentale per la transizione energetica, ma ci sono degli ostacoli.

La transizione energetica, o meglio dire la rivoluzione cui stiamo assistendo, rappresenta una trasformazione strutturale profonda del sistema economico e produttivo contemporaneo. Spinta dall’urgenza climatica e dalla necessità di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti da una parte, e dall’innovazione tecnologica dall’altra, essa si fonda su un aumento massiccio del ricorso alle fonti rinnovabili. Ci si può dividere – e succede sin troppo spesso – sui tempi in cui questa rivoluzione troverà il suo compimento. Ma in ogni caso – sia che lo si faccia nei tempi che detterebbe la crisi climatica, sia che prevalessero ancora le resistenze fossili che la rallenterebbero, senza però riuscire a fermarle – l’energia eolica occuperà una posizione centrale e strategica, grazie alla sua maturità tecnologica, alla competitività dei costi e all’elevato potenziale di sviluppo ancora inespresso in molte aree del mondo, inclusa l’Europa e l’Italia.

Il ruolo dell’eolico nel nuovo mix energetico

Negli ultimi trent’anni l’energia eolica è passata infatti da tecnologia di nicchia a uno dei pilastri dei sistemi elettrici in molti Paesi. E qui c’è un primo elemento di rammarico per questo Paese perché agli albori di questa storia, negli anni 90 del secolo scorso era un’azienda italiana all’avanguardia in questa tecnologia – la Riva Calzoni – poi come quasi sempre in Italia ahimé la mancanza di visione e di una politica industriale coerente che avrebbe dovuto individuare e sostenere appunto le tecnologie più promettenti, sparì nel nulla. Una lezione per chi oggi si lamenta della superiorità dei cinesi: per competere devi scegliere la strada che garantisce miglior futuro e batterla senza tentennamenti e impiegando le risorse necessarie.   Adesso il continuo miglioramento delle prestazioni delle turbine, l’aumento delle dimensioni dei rotori e delle altezze dei mozzi, nonché l’ottimizzazione dei sistemi di controllo hanno già consentito di ridurre drasticamente il costo livellato dell’energia (LCOE), rendendo l’eolico una delle fonti più economiche per la produzione di elettricità, molto competitivo nel confronto con i fossili.

Nel quadro degli obiettivi climatici europei e internazionali, ma anche nel nostro Paese l’eolico sarà quindi chiamato inevitabilmente a svolgere un ruolo ancora più rilevante. La progressiva elettrificazione dei consumi finali – dai trasporti al riscaldamento, fino a parte dei processi industriali – comporterà un aumento significativo della domanda di elettricità, che potrà essere soddisfatta in modo sostenibile solo attraverso una rapida espansione delle rinnovabili. L’energia eolica, sia onshore sia offshore, si inserisce perfettamente in questa traiettoria, grazie alla sua scalabilità e alla complementarità con altre fonti come il solare fotovoltaico.

Eolico onshore e offshore: evoluzione e potenzialità

Il futuro dell’eolico non è omogeneo, ma si articola in diverse direttrici di sviluppo. L’eolico onshore continuerà a crescere, soprattutto in Italia – dove non sono estesissime le aree dove spira vento sufficiente –  attraverso il cosiddetto repowering, ovvero la sostituzione di impianti più vecchi con turbine moderne, più potenti ed efficienti. Questo approccio consente di aumentare la produzione a parità di siti occupati, riducendo al contempo l’impatto paesaggistico e ambientale complessivo.

Parallelamente, l’eolico offshore è destinato a diventare uno dei motori principali della crescita delle rinnovabili nei prossimi decenni. Le aree marine offrono venti più costanti e intensi, permettendo fattori di capacità elevati. In particolare, lo sviluppo delle tecnologie flottanti apre nuove prospettive anche per Paesi con fondali profondi, come l’Italia, ampliando enormemente il potenziale sfruttabile. Vero è che oggi è ancora “costoso”, ma le prospettive di sviluppo (e di riduzione dei costi) sono interessantissime perché in questo ambito, l’eolico non è solo una tecnologia energetica, ma anche un’opportunità industriale, capace di attivare filiere complesse che coinvolgono cantieristica, ingegneria, logistica e servizi avanzati.

L’integrazione delle rinnovabili e l’adeguamento della rete elettrica

L’aumento della quota di energia eolica nel mix elettrico pone tuttavia sfide significative, in particolare sul fronte dell’integrazione nel sistema. A differenza delle fonti fossili tradizionali, l’eolico è una fonte cosiddetta “non programmabile”, la cui produzione dipende dalle condizioni meteorologiche. Questo richiede una profonda trasformazione delle reti elettriche, che devono diventare più flessibili, intelligenti e resilienti.

L’adeguamento della rete non riguarda solo il potenziamento delle infrastrutture di trasmissione e distribuzione, ma anche l’introduzione di sistemi avanzati di gestione, come le smart grid, il demand response e l’accumulo energetico. Le reti del futuro dovranno essere in grado di gestire flussi bidirezionali di energia, integrare milioni di punti di produzione distribuita e coordinare in tempo reale domanda e offerta. In questo scenario, operatori di rete come Terna dovranno svolgere un ruolo cruciale nella pianificazione e realizzazione degli investimenti necessari per accompagnare la crescita dell’eolico e delle altre rinnovabili. E per questo è indispensabile che dismettano un approccio spesso troppo “conservatore”, in difesa di un paradigma – quello fossile – inevitabilmente destinato ad esaurirsi

Accumulo, flessibilità e nuovi modelli di sistema

Un elemento chiave per il futuro dell’eolico è rappresentato dai sistemi di accumulo, sia elettrochimici sia di altra natura. Le batterie, il pompaggio idroelettrico, l’idrogeno verde e altre soluzioni di stoccaggio consentono di attenuare la variabilità della produzione eolica, rendendo l’energia disponibile anche quando il vento non soffia. Allo stesso tempo, la flessibilità può essere fornita anche dal lato della domanda, attraverso la gestione intelligente dei carichi e l’integrazione con altri vettori energetici.

Questi sviluppi devono portare a un ripensamento complessivo del sistema energetico, che sta diventando sempre più integrato. L’eolico non è più solo una fonte di elettricità, ma un tassello di un ecosistema più ampio, in cui elettricità, calore, mobilità e industria dialogheranno tra loro per massimizzare l’efficienza e ridurre le emissioni.

Gli ostacoli non tecnologici: autorizzazioni, consenso sociale e governance

Non dobbiamo però non tenere conto che nonostante la maturità tecnologica dell’eolico, uno dei principali fattori limitanti alla sua diffusione non è di natura tecnica, bensì regolatoria e sociale. I lunghi e complessi iter autorizzativi rappresentano spesso un collo di bottiglia che rallenta o addirittura blocca la realizzazione di nuovi impianti. Da qui nasce il rallentamento che stiamo osservando nelle istallazioni di nuovi impianti e persino nel repowering nel nostro Paese: i tempi per ottenere i permessi superano di gran lunga quelli necessari per la costruzione effettiva degli impianti, causando aumenti di costi e volte addirittura la rinuncia dell’operatore.

A ciò si aggiungono le resistenze a livello locale, legate a preoccupazioni – a volte anche smaccatamente strumentali – per l’impatto paesaggistico, ambientale o acustico. La recente vicenda del decreto aree idonee che in una prima versione del Governo abdicava in favore delle Regioni a ogni capacità di individuare a livello nazionale i criteri per determinarle, e nell’ultima versione lasciava comunque in vita troppi paletti per consentire una rapida e ordinata crescita di tutte le rinnovabili, ne è stata la conferma più eclatante. Il superamento di questi ostacoli richiede un approccio diverso, basato su una pianificazione territoriale più chiara, su scelte politiche coerenti a livello nazionale e locale, e ovviamente anche su processi partecipativi trasparenti e su una distribuzione equa dei benefici economici derivanti dagli impianti. In questo senso meccanismi di intelligente compensazione territoriale possono contribuire a rafforzare l’accettabilità sociale dell’eolico. Inoltre bisognerà sottolineare che nel nostro Paese le aree più ventose coincidono in larga parte con “aree interne” tagliate fuori da altre forme di sviluppo economico e proprio sull’eolico – che contrariamente alla propaganda di una narrazione superficiale non è affatto in contrasto né con attività agricole né con vocazioni turistiche del territorio – potrebbe fondare nuova economia e nuova occupazione.

Politiche pubbliche e prospettive di lungo periodo

Il futuro dell’energia eolica è strettamente legato alle politiche industriali e agli indirizzi strategici di lungo periodo. In Europa, il Green Deal e i pacchetti climatici ed energetici hanno fissato obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni e di penetrazione delle rinnovabili, creando un quadro di riferimento favorevole agli investimenti nel settore eolico. Tuttavia, la coerenza tra obiettivi e strumenti attuativi rimane una sfida aperta e a volte sembra proprio che “target” e “strumenti” per raggiungerli non dialoghino tra di loro!

Per cogliere appieno le opportunità offerte dall’eolico, sarà necessario accelerare le riforme normative, investire nella formazione delle competenze e promuovere l’innovazione non solo tecnologica, ma anche istituzionale e sociale. Solo così l’energia eolica potrà esprimere tutto il suo potenziale come leva fondamentale della transizione energetica

Conclusioni

In conclusione, le prospettive future dell’energia eolica appaiono comunque solide e promettenti per la loro economicità e perché indispensabili per affrontare la crisi climatica, ma non prive di complessità per gli ostacoli non tecnologici e la guerra “sotterranea” dei poteri fossili. Ma in un contesto di crescente ricorso alle fonti rinnovabili, l’eolico è gioco forza destinato a svolgere un ruolo sempre più centrale nel garantire un sistema energetico sostenibile, sicuro e competitivo. D’altra parte, il successo di questa traiettoria dipenderà non solo dall’evoluzione tecnologica, ma soprattutto dalla capacità di adattare le reti elettriche, di integrare le diverse componenti del sistema e di superare gli ostacoli non tecnologici che ancora ne limitano lo sviluppo. La transizione energetica, in definitiva, non è solo una sfida ingegneristica, ma un progetto che richiede visione, scelte di politica industriale nette e coerenti con gli obiettivi dichiarati, e la costruzione del consenso, anche a livello locale, su quegli stessi obiettivi. Si potrebbe dire con un antico slogan che si deve “pensare globalmente e agire localmente”

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