Dossier: trivellazioni petrolio off-shore

CON BERLUSCONI PIU’ TRIVELLE NEI MARI ITALIANI.
“Escalation impressionante di attività  petrolifere in 7 regioni italiane”.

In un futuro non troppo lontano i mari che bagnano il nostro Paese potrebbero assumere una fisionomia del tutto nuova, andando a somigliare sempre più al Mar del Nord, costellato di piattaforme petrolifere.

Questo è la scenario che realisticamente si prospetta alla luce delle attività  di ricerca e estrazione petrolifera offshore che l’esecutivo Berlusconi ha autorizzato nei suoi anni di governo.

In particolare il mar Adriatico pare essere avviato ad una pesantissima petrolizzazione: è notizia di pochi settimane fa che il Tar di Lecce ha ordinato la sospensiva del decreto ministeriale su lavori preliminari per la ricerca di idrocarburi nel mare pugliese. La Regione Puglia, insieme col Comune di Fasano (Brindisi), si era associata al ricorso presentato dal Comune di Ostuni (Brindisi) contro un provvedimento del ministero dell’Ambiente sulla compatibilità  ambientale di lavori per l’estrazione di idrocarburi in favore della società  britannica Northern Petroleum.

l Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva emesso pronuncia positiva di compatibilità  ambientale nei confronti della multinazionale inglese all’inizio del 2009  ma l’opinione pubblica ne era venuta a conoscenza solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale N. 267 del 16 Novembre 2009. La Northern Petroleum era stata quindi autorizzata a svolgere sondaggi in mare per la ricerca di petrolio a 25 km a est di Monopoli, a sud di Bari.

Il numero delle decisioni di compatibilità  ambientale dei lavori di estrazione di petrolio come dicevamo ha avuto un’escalation impressionante negli ultimi anni: le attività  di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare sottoposti alle procedure di VIA o alla verifica di assoggettabilità  a VIA con i governi Berlusconi che hanno avuto esito positivo sono ben 16. Nel frattempo 10 procedure di VIA e 3 verifiche di assoggettabilità  a VIA sono in corso.

Proprio guardando le verifiche di assoggettabilità  a VIA concluse che, negli ultimi due anni, ovvero da quando è in carica  il Governo Berlusconi, si rimane sbalorditi dalla quantità  di progetti di ricerca di idrocarburi offshore che interessano i nostri mari. In questi casi, e sono ben nove, non è stato nemmeno necessario appunto attivare la procedura di VIA, perché la verifica di assoggettabilità  da il via libera senza la necessità  di passare per la Valutazione di impatto ambientale.

A far la parte del leone sono le aziende petrolifere straniere, Norther Petroleum, Petroceltic e la Puma Petroleum. Il mare più battuto è l’Adriatico ma non sono esclusi altri tratti del Mediterraneo: nel mare incantevole della Sardegna, al largo delle spiagge del Sinis, in un angolo di paradiso che dall’isola di Mal di Ventre corre fino alle coste di Bosa, si stanno per mettere in moto le attrezzature della Puma petroleum di alta tecnologia a caccia di gas e petrolio.

Sempre in Sardegna la Saras ha invece un permesso di prospezione nel golfo di Oristano e nelle acqua a sud dell’isola.

Occorre ricordare che la valutazione di impatto ambientale (VIA) è una procedura amministrativa strumento di supporto per l’autorità  decisionale finalizzato a individuare, descrivere e valutare gli effetti dell’attuazione o meno di un determinato progetto. Con “impatto ambientale” si intende l’insieme degli effetti causati da un evento, un’azione o un comportamento sull’ambiente nel suo complesso .L’impatto ambientale – da non confondere quindi con inquinamento o degrado – mostra quali effetti può produrre una modifica all’ambiente circostante inteso in senso lato (sociale, economico ecc.). Si cerca cioè di prevedere quali saranno i costi ed i benefici nel caso in cui si verifichino delle modifiche di uno stato di fatto. Una ricerca di idrocarburi inizia sostanzialmente da studi geologici seguiti da indagini geofisiche per individuare, su aree vaste, particolari situazioni nel sottosuolo (trappole), che possono risultare mineralizzate ad olio, a gas o ad olio e gas. Le indagini geofisiche si possono fare, oltre che in regime di permesso di prospezione, anche liberamente, invece la ricerca di nuovi giacimenti, comprendente indagini geofisiche ma soprattutto perforazioni di ricerca, si può fare solo avendo ottenuto un permesso di ricerca. La prospezione geofisica è una tecnica di indagine non distruttiva del sottosuolo, che consiste nella misurazione tramite apparecchi di alcune proprietà  fisiche del terreno che possono rivelarne la struttura, così come la presenza di oggetti sepolti.  

La  produzione petrolifera italiana è attorno ai 130.000 barili al giorno, mentre quella gassifera è di circa 17.5 miliardi di metri cubi. Il picco di produzione petrolifera in Italia è stato raggiunto nel 1997, e la velocità  di esaurimento corrente è del 3,1%. La produzione nazionale rappresenta circa il 7% del nostro consumo totale di petrolio, il rimanente 93% è pertanto importato dall’estero; la produzione italiana, infine, corrisponde all’1% della produzione mondiale, con le riserve rimanenti, circa 1 miliardo di barili, che rappresentano lo 0.1% delle riserve mondiali di greggio.

Le procedure di VIA in corso, che hanno tutte  per oggetto il permesso di ricerca, hanno,in sette casi su dieci, come azienda proponente, la Petroceltic Elsa, una  controllata al 100% dalla società  irlandese Petroceltic International PLC, e si concentrano tutte nel basso adriatico, di fronte alle coste abruzzesi e pugliesi, mentre le altre aziende interessate sono la Northern petroleum, con ricerche  nelle acque siciliane, Edison (mare di fronte all’Abruzzo e il Molise) e Consul Service(di fronte alle coste della Basilicata).
Tra le sei procedure di Via concluse tre sono di fronte alle coste dell’Emilia Romagna e contemplano  la concessione di coltivazione, ovvero la vera e propria estrazione di petrolio.
Sempre la Northern Petroleum, molto interessata invece al petrolio nei fondali antistanti la Puglia, ha in quella zona ottenuto altri tre permessi di ricerca.

Un permesso di ricerca può riguardare un’area molto vasta: ad esempio è inerente ad un’area marina di ben  127 kmq., di fronte alle coste abruzzesi quello da cui Petroceltic conta di estrarre 80 milioni di barili di greggio in 3 anni (2009-2001).

Va premesso che quando si parla di petrolio bisogna pensare alla qualità  dello stesso, il petrolio del basso Adriatico è di pessima qualità  perché bituminoso con un alto grado di idrocarburi pesanti e ricco di zolfo (praticamente simile a quello albanese che non ha portato nessuna ricchezza sul loro territorio). Il prodotto di scarto più pericoloso è l’idrogeno solforato (H2S) dagli effetti letali sulla salute umana anche a piccole dosi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità  raccomanda di non superare 0.005 parti per milione (ppm), mentre in Italia il limite massimo previsto dalla legge è pari a 30 ppm : ben 6000 volte di più. In mare addirittura non ci sono limiti in Italia.  Le attività  di perforazione e produzione di petrolio dal fondo marino contribuiscono per il 2% all’inquinamento marino. Questo 2% va sommato al 12% dovuto agli incidenti nel trasporto marittimo, si aggiunge il 33% per operazioni sulle navi relative a carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o perdite sistematiche, che porta al 45% l’apporto complessivo di inquinamento dovuto a perdita dalle navi. Un consistente apporto di inquinamento da petrolio, stimato al 37%, è quello che proviene da scarichi urbani e industriali, sistematici o accidentali, e perdite da raffinerie, oleodotti, depositi. Inoltre le ricadute atmosferiche di idrocarburi evaporati o parzialmente incombusti danno un apporto del 9%, sorgenti sottomarine rilasciano per trasudamento naturale un apporto del 7%.Per potere trivellare nel mare, ed altrove, le compagnie petrolifere hanno bisogno di speciali “fluidi e fanghi perforanti”per portare in superficie i detriti perforati (cutting). Quali sono le caratteristiche di tali materiali? Questi fanghi sono tossici e difficili da smaltire. Lasciano, infatti, tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame. Questi elementi pesanti sono nocivi e si bioaccumulano nei corpi del pesce che mangiamo. Date le condizioni di lavoro in mare, con condizioni spesso variabili e difficili, è lecito porsi alcune domande: quanto materiale si disperde? Chi controlla che il suddetto fango, costoso da smaltire, raccolto in vasconi appositi, non strabordi in mare? Diversi studi redatti da agenzie governative dimostrano i livelli di mercurio è molto alto nei pesci pescati vicino le piattaforme petrolifere. L’estrazione del petrolio e la sua raffinazione comportano, inoltre, un notevole dispendio di acqua, che sarà  prelevata dall’acquedotto pubblico, già  perennemente carente in estate. Queste acque contaminate dallo zolfo e metalli pesanti saranno poi reimmesse nel terreno con un rischio gravissimo di contaminazione delle falde. A tutto questo va aggiunto che con le perforazioni c’è il rischio subsidenza, che è l’abbassamento del terreno a causa delle estrazioni di idrocarburi. Questo fenomeno è qualche volta accompagnato da micro terremoti e dissesti geologici, pericolosi in zone in cui la maggior parte delle abitazioni non sono antisismiche. Il nostro paese, a causa dell’utilizzo delle fonti fossili come gas e petrolio, ha sforato di gran lunga le proprie quote di emissioni. Attualmente noi italiani paghiamo diversi milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni di Anidride Carbonica rispetto all’obiettivo previsto dal Protocollo di Kyoto. Invece di pensare ad un aumento dell’offerta e del consumo si dovrebbe pensare di attuare una logica di risparmio energetici e delle risorse. Se si consentirà  l’inserimento di piattaforme petrolifere sul mare pugliese, si avvallerà  l’ennesima operazione che avvantaggia e arricchisce poche lobby a scapito dell’impoverimento collettivo. Altro aspetto è il rischio incidenti, paragrafo spesso omesso in molti progetti. Si individuano tre tipologie di possibili incidenti:- Blow-out di gas durante la perforazione; -Blow-out con fuoriuscita di petrolio incontrollata; -Collisioni di Navi con la Piattaforma. Il rischio subsidenza del terreno,  è così noto nel nord dell’Adriatico da aver portato alla sospensione delle attività  di estrazione per lunghissimi periodi.

l Mediterraneo è già  un’immensa pattumiera marina. E’, difatti, il mare più inquinato da idrocarburi, essendo uno dei mari più solcati da petroliere che lavano le cisterne al largo, sporcando le nostre spiagge a svantaggio del turismo locale. Si spera che il governo nazionale e locale tengano conto non solo degli aspetti economici, che sono marginali considerata la bassa qualità  del petrolio sabbioso ad alto contenuto di zolfo e la difficoltà  di estrazione off-shore, ma anche delle esternalità  negative provocate da questi progetti, ossia il costo che la collettività  dovrà  sostenere per ripagare i danni causati alla salute dell’uomo,  all’agricoltura, al turismo, alla pesca, ecc.

Costi e benefici: per un Paese come L’Italia per il quale il mare rappresenta una delle attrattive turistiche fondamentali l’installazione di numerose piattaforme petrolifere, con il conseguente impatto paesaggistico e le ricadute in fatto di inquinamento da idrocarburi è logico considerare come i benefici per la collettività , per il comparto dell’industria turistica siano assolutamente nulli, mentre sarebbero altissimi i costi.

REGIONE
INTERVENTO
LOCALITA’
AZIENDA
EMILIA ROMAGNA COLTIVAZIONE ADRIATICO – RIMINI ENI
EMILIA ROMAGNA COLTIVAZIONE ADRIATICO – RAVENNA ENI
MARCHE COLTIVAZIONE ADRIATICO – ANCONA ENI
MARCHE COLTIVAZIONE ADRIATICO – PESARO ENI
ABRUZZO POZZO ESPLORATIVO ADRIATICO – FRANCAVILLA AL MARE VEGA
MOLISE POZZO ESPLORATIVO ADRIATICO -ISERNIA- CASTEL DEL GIUDICE ENI
PUGLIA PERMESSO DI RICERCA ADRIATICO – FOGGIA PETROCELTIC
PUGLIA PERMESSO DI RICERCA ADRIATICO NORTHERN PETROLEUM
CALABRIA PERMESSO DI RICERCA MAR IONIO – CROTONE PUMA PETR.
SICILIA PERMESSO DI RICERCA LARGO ISOLA DI LAMPEDUSA PUMA PETR.
SICILIA POZZO ESPLORATIVO CANALE DI SICILIA – LICATA ENI
SICILIA PERMESSO DI RICERCA CANALE DI SICILIA – RAGUSA PEAL PETR.
SICILIA PERMESSO DI RICERCA CANALE DI SICILIA – POZZALLO- RAGUSA PEAL PETR.
SARDEGNA PERMESSO DI RICERCA MAR DI SARDEGNA – CAPO MANNU (OR) PUMA PETR.
SARDEGNA PERMESSO DI PROSPEZIONE MAR DI SARDEGNA – CAPO DI SPARTIVENTO SARAS
SARDEGNA PERMESSO DI PROSPEZIONE MAR DI SARDEGNA – GOLFO ORISTANO SARAS