Italia in affanno

pubblicato su la nuova ecologia

Siamo ancora tra i più virtuosi in Ue sull’economia circolare, ma l’aumento della produzione di rifiuti e il rallentamento nella diminuzione del consumo di materia devono far suonare l’allarme

L’economia circolare è uno dei punti di forza del nostro sistema produttivo nel confronto con gli altri Paesi europei, non abbastanza valorizzato. Ogni anno come Kyoto Club analizziamo queste performance in un rapporto che presentiamo al festival “Circonomia” insieme alla cooperativa Erica. In quello del 2026, curato da Duccio Bianchi, nella classifica complessiva di circolarità e decarbonizzazione l’Italia scivola al quarto posto, penalizzata dal rallentamento sulla transizione energetica. Ma se si considerassero esclusivamente gli indicatori di circolarità e gestione dei rifiuti, il nostro Paese occuperebbe ancora il secondo posto, alle spalle dei Paesi Bassi ma davanti a Germania e Francia.

Uno dei nostri elementi più positivi è il basso consumo interno di materia, con il secondo valore più basso in Europa. Abbiamo poi una delle più elevate produttività nell’uso delle risorse. Particolarmente rilevanti sono anche le performance nella gestione dei rifiuti: il tasso di riciclo complessivo raggiunge il 92,6%, contro una media europea del 61,2, confermando una leadership ormai consolidata. Anche il riciclo dei rifiuti urbani resta superiore alla media Ue (52,3% contro 48,1), mentre nel settore degli imballaggi l’Italia continua a registrare risultati tra i migliori in Europa, con tassi oltre il 75%. Un altro indicatore di eccellenza è il tasso di circolarità della materia, che misura l’utilizzo di materiali riciclati in sostituzione di materie prime vergini: nel 2024 il valore italiano ha raggiunto il 21,6%, quasi il doppio della media europea (12,2%) e terzo risultato nell’Ue dopo Paesi Bassi e Belgio. Inoltre, la crescita annuale del tasso di circolarità (2,4%) è il triplo della media europea (0,8%). Un ulteriore elemento distintivo è costituito dalla nostra manifattura. In alcuni comparti strategici, l’impiego di materie seconde è particolarmente elevato: il 90% nella produzione di acciaio, il 78% nell’alluminio, il 66% nella carta, il 23% nella plastica. Valori nettamente superiori alle medie europee. Il rapporto sottolinea come l’industria manifatturiera italiana sia sempre più fondata sui materiali riciclati.

Accanto a questi risultati emergono criticità. La prima è il rallentamento dei progressi degli ultimi anni: pur mantenendo livelli elevati, molti indicatori mostrano una crescita meno dinamica rispetto al passato e ad altri Paesi. Il consumo di materia continua a diminuire, ma con ritmi inferiori alla media Ue. Più preoccupante è l’aumento della produzione di rifiuti: nel 2024 in Italia è cresciuta del 2,6%, in Europa è diminuita dello 0,4%. Guardando agli ultimi cinque anni, la nostra produzione pro capite è aumentata del 15%, contro una riduzione del 3% nell’Ue.

Un campanello d’allarme sull’efficienza dei processi produttivi e dei consumi. L’aumento della produzione di rifiuti, il rallentamento dei miglioramenti e la dipendenza da filiere produttive esternalizzate indicano la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione, riuso e innovazione industriale per consolidare il nostro vantaggio competitivo.

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