pubblicato su DIAC
C’è qualcosa di sorprendente nel discorso pronunciato da Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia, alla Green Swan Conference di Manila, di cui ha scritto qui Maria Cristina Carlini. Non tanto per ciò che ha detto – ormai sarebbe difficile sostenere che i rischi economici del cambiamento climatico siano una novità – quanto per la chiarezza con cui lo ha detto.
Panetta non ha parlato del cambiamento climatico come di una questione ambientale da affidare alle pagine “green” dei giornali. Lo ha affrontato per quello che è: un fattore di rischio economico e finanziario, capace di incidere sulla produttività, distruggere capitale fisico, mettere sotto pressione i bilanci pubblici, alimentare l’inflazione e propagarsi attraverso banche, imprese e mercati finanziari.
È un punto di grande rilievo. Perché significa prendere definitivamente sul serio dal punto di vista economico ciò che la comunità scientifica ripete da anni: la crisi climatica non è un problema del futuro. È già qui e sta modificando le condizioni nelle quali funzionano le nostre economie.
Ancora più interessante è la ricetta indicata dal Governatore. Non si limita a evocare genericamente la necessità della transizione ecologica. Individua tre direttrici molto concrete: comprendere meglio i rischi climatici, condividerli e assorbirli più efficacemente, ridurre esposizione e vulnerabilità prima che arrivino gli shock.
È una visione che tiene insieme prevenzione, assicurazione, finanza e investimenti. Panetta sottolinea il gigantesco “protection gap” che lascia famiglie e imprese esposte alle catastrofi naturali e richiama la necessità di un sistema articolato nel quale intervengano assicurazioni private, riassicurazioni, garanzie pubbliche e mercati dei capitali. Ricorda inoltre che l’Italia ha introdotto l’obbligo di assicurazione contro alluvioni, terremoti e frane per le imprese non agricole, con un sostegno pubblico.
E poi ha insistito sull’adattamento. E qui il messaggio è particolarmente importante: investire oggi per ridurre i danni di domani costa meno che ricostruire continuamente dopo ogni disastro. L’adattamento, dice Panetta, deve essere considerato un investimento capace di ridurre le future perdite economiche e le pressioni sulla finanza pubblica.
Non è esattamente il linguaggio di chi considera la crisi climatica una moda passeggera o una fissazione degli ambientalisti.
E c’è un altro passaggio che merita attenzione. Il Governatore riconosce alle banche centrali e alle autorità di vigilanza una responsabilità precisa: non quella di allargare i propri mandati, ma quella di continuare a svolgere i propri compiti in un ambiente profondamente cambiato. Inflazione, attività economica e stabilità finanziaria sono ormai inevitabilmente condizionate dai rischi climatici.
Panetta arriva così a una conclusione quasi elementare, ma spesso rimossa dal dibattito pubblico: nessuna istituzione può affrontare da sola questa sfida. Servono governi, banche, assicurazioni, imprese, banche multilaterali di sviluppo e banche centrali. E serve cooperazione internazionale.
Se si desse retta a Panetta finalmente il tema della crisi climatica verrebbe collocato nel luogo nel quale dovrebbe stare anche nel dibattito italiano: al centro delle politiche economiche.
Ed è proprio per questo che sorprende il silenzio che ha accompagnato questo intervento. Un discorso del Governatore della Banca d’Italia che parla di clima, inflazione, finanza pubblica, assicurazioni, investimenti, banche e stabilità finanziaria dovrebbe essere il punto di vista autorevolissimo con cui dovrebbero confrontarsi decisori. Invece, almeno finora, non sembra aver trovato l’attenzioone che avrebbe meritato.
Forse perché siamo ancora prigionieri di una separazione artificiale: da una parte l’economia, dall’altra l’ambiente. Ma il messaggio di Panetta è precisamente che questa separazione non regge più.
Il cambiamento climatico è ormai una questione economica. Ignorarlo non la farà scomparire. Significa soltanto arrivare meno preparati al prossimo shock.
E allora vale la pena riprendere la frase con cui Panetta chiude il suo intervento: “pensare al domani significa rafforzare la resilienza oggi”.
Sarebbe utile che anche l’Italia cominciasse a discuterne seriamente.