pubblicato su La Nuova Ecologia
Mobilità nuova, nelle aree urbane, significa meno emissioni ma anche migliore qualità della vita e più sicurezza sulle strade
Lo scorso mese vi avevo promesso di scrivere sulla possibile riforma degli Ets, il sistema europeo che ha accompagnato il nostro continente verso la decarbonizzazione e che oggi le destre politiche e i rappresentanti dell’economia fossile vorrebbero smantellare. Ma ho scelto di farlo più in là, perché di una riforma c’è bisogno (l’Ets ha più di vent’anni) e l’Europa ci sta lavorando, ma sarà un dibattito che seguiremo ancora a lungo. Voglio invece parlarvi di mobilità in città. I trasporti, si sa, contribuiscono in maniera rilevante alle emissioni di gas serra e se non marciamo rapidamente verso l’elettrificazione vanificheremo molti sforzi di mitigazione.
Ma mobilità nuova, soprattutto in città, significa anche migliore qualità della vita e più sicurezza sulle strade che continuano a essere il teatro in cui cadono troppe vittime. E soprattutto significa liberare i nostri centri urbani dalla morsa delle auto e tornare a muoverci più liberamente. Nei giorni di Pasqua ho visitato Bordeaux, città di quasi 300mila abitanti. Nel centro storico c’è la via pedonalizzata più lunga d’Europa, e l’intera area centrale se non pedonalizzata è Zona 30. Il ponte principale sulla Garonna è riservato a tram, bici e pedoni: niente auto. Ma anche allontanandosi dall’area più centrale, le Zona 30 sono diffusissime.
Nessuna sorpresa per la verità: chiunque abbia la fortuna di poter visitare per svago, lavoro o motivi di studio le città europee, sa che quella è la strada imboccata un po’ dappertutto. E viste da lì le polemiche nostrane sulle limitazioni del traffico sembrano ancora più lunari.
Penso ai ricorsi contro Bologna #città30 che hanno costretto l’amministrazione felsinea a rifare la relativa delibera, o alle polemiche che nella Capitale hanno accolto la decisione di rendere Zona 30 tutta l’area Ztl, per non parlare del “comitato dei cittadini contro le ciclabili”. Due sono i soggetti protagonisti di tali proteste: i commercianti, che hanno paura della riduzione dei propri affari, e i residenti affamati di parcheggi. Ma anche ammesso che il bene supremo della salvaguardia della salute di tutti – grazie a una migliore qualità dell’aria e alla maggior sicurezza sulle strade – debba tenere conto di questi interessi privati, gli stessi appaiono davvero miopi.
Tornando a Bordeaux, le vie pedonalizzate sono anche le più commerciali (ed è la stessa storia ovunque) e aumentare le alternative alle auto (con più trasporto pubblico e più ciclabili) ne fa diminuire il numero e quindi libera spazio. Ripensare le nostre città, privilegiando altre forme di mobilità che ci liberino dalla schiavitù delle auto è una classica operazione win-win: fa vivere meglio tutti, ci fa spostare più velocemente e riduce il contributo del trasporto alle emissioni di gas serra. Torniamo così da dove eravamo partiti, all’Ets. Sì, perché è imminente l’estensione di quel sistema, che sino adesso considerava solo le emissioni del settore industriale, anche al trasporto e al residenziale. Ne scriveremo il mese prossimo.