Nucleare in Italia: i motivi del sì e del no

Articolo di Mirella Castigli su Agenda Digitale

In Europa e in Italia le bollette energetiche e i dati di Copernicus sui cambiamenti climatici danno la sveglia. Bisogna decarbonizzare e fare presto accelerando la transizione energetica. Le rinnoabili crescono, ma forse non bastano. Torna alla ribalta l’opzione dell’energia nucleare. Ecco il confronto fra le ragioni del sì e del no.

La guerra in Iran sta causando la più grave crisi energetica dal 1973. Anche se per ora non si sono toccati i picchi dell’aumento del gas dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin, è ormai chiaro che la situazione è grave, la crisi energetica sarà lunga (soprattutto in Europa, mentre negli Usa torna ad essere competitivo lo Shale gas) e si torna a parlare di energia nucleare, mentre le rinnovabili diventano ogni giorno più competitive.

AgendaDigitale.eu ha messo a confronto le ragioni del fronte del sì e del no all’energia nucleare, per ribadire quanto sia urgente ridurre la spesa energetica (l’Italia spende oltre 50 miliardi per importare fonti fossili), senza perdere competitività, e quanto sia necessario fare presto per decarbonizzare, come mostrano i dati di Copernicus (anche il conto ambientale è salatissimo).

“In tutti gli scenari, l’energia nucleare è un elemento essenziale della transizione energetica”, commenta Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni.

“Il dibattito sull’eventualità di ricorrere al nucleare per affrontare la transizione energetica in atto e in particolare le drammatiche crisi geopolitiche causate prima dalla guerra della Russia contro l’Ucraina e poi dai missili isarelo-americani contro Iran, è francamente surreale”, secondo Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club.

Lo scenario europeo è fosco

La presidente della Commissione europea ha dichiarato che la crisi energetica, innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz dopo l’inizio del conflitto israelo-statunitense contro l’Iran, ha gennerato un incremento di 27 miliardi di euro – pari a circa mezzo miliardo di euro al giorno – per l’import di fossili, l’oro nero del Golfo Persico.

Nel frattempo la tregua è appesa a un filo e ormai è evidente a tutti che la crisi energetica sarà lunga. I motivi sono numerosi, ma l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec e dall’Opec+ ha causato un nuovo rialzo del prezzo del petrolio (greggio) che viaggia intorno ai 110 dollari al barile. Inoltre, le infrastrutture petrolifere, distrutte dai missili e droni iraniani, nella penisola arabica, richiederanno anni di lavori di ripristino, che potranno però iniziare solo dopo una pace fra Washington e Teheran.

In questo scenario torna d’attualità il tema dell’energia nucleare, mentre i dati di Copernicus sui cambiamenti climatici mostrano l’urgenza di decarbonizzare: fare presto, con le rinnovabili e comunque con un mix energetico che non produca (o quasi) CO2, come appunto anche l’energia nucleare.

Ma a riportare alla ribalta il nucleare sono anche le bollette, che non pesano solo sui conti dei cittadini ma soprattutto delle imprese (che rischiano di perdere competitività rispetto ai Paesi con bollette basse). Intanto la Francia emerge come uno dei Paesi europeo più virtuosi da questo punto di vista, insieme alla Spagna dove il mix energetico è ben bilanciato fra rinnovabili ed energia nucleare.

Ma, ogni volta che si parla di nucleare, in Italia si riaccende la sfida fra il fronte pro nuke e anti nucleare. AgendaDigitale ha messo a confronto due pareri autorevoli: pro nucleare l’economista Carlo Stagnaro e per le rinnovabili (anti nucleare) Francesco Ferrante del Kyoto Club. Ecco cosa è emerso.

Pro energia nucleare: bollette basse e affidabilità

Sebbene gli Usa abbiano 94 reattori nucleari convenzionali, circa un quinto del totale mondiale, negli ultimi decenni ne hanno costruiti pochi. Tuttavia, ad oggi hanno superato le cinque dozzine i reattori nucleari in via di costruzione a livello globale, soprattutto in Cina e Russia, ma sempre più spesso anche altrove. Perfino l’Iramn vorrebbe accedere al nucleare civile, come era previsto dagli accordi dell’ex presidente Usa Barack Obama, sospesi dall’attuale presidente Donald Trump. Perfino per Teheran (chge in realtà mira alla bomba atomica) il nucleare civile è un diritto inalienabile.

“Potremmo fare a meno del nucleare se non avessimo obiettivi di drastica e rapida riduzione delle emissioni”, spiega Carlo Stagnaro: “Se, però, vogliamo raggiungere la transizione energetica – e se l’elettrificazione degli usi finali è uno strumento per raggiungere questo obiettivo – allora disporre di tecnologie in grado di erogare energia elettrica decarbonizzata in modo programmabile e continuativo nel tempo è assolutamente necessario, specie in un Paese con una forte componente manifatturiera come l’Italia“.

La domanda delle Big tech come Microsoft, Amazon e Google, che stanno facendo a gara per trovare energia pulita sufficiente ad alimentare i centri dati alla base del boom en energetico dovuto all’intelligenza artificiale (AI), sta mettendo il volano alla rinascita del nucleare.

Lo scorso luglio la Repubblica Ceca ha definito i piani per un impianto nucleare da 17 miliardi di dollari, mentre cresce l’interesse per i piccoli reattori modulari (Smrs), più economici e rapidi da costruire.

“Non è un caso se tutti i grandi Paesi con basse emissioni – dalla Francia alla Svezia alla Spagna – hanno nel loro mix una quota importante di energia nucleare“, avverte Stagnaro. In Spagna si arriva al 20%.

Fra l’altro, l’intelligenza artificiale (molto energivora) sta mettendo il turbo al nucleare nelle economie avanzate. Per esempio, Microsoft prevede che consumerà entro il 2030 una quantità di elettricità da cinque a sei volte superiore a quella stimata quando aveva fissato l’obiettivo nel 2020.

La domanda da porsi, semmai, dovrebbe essere “quanta parte del carico complessivo può realisticamente essere servita dal nucleare in Italia (o, meglio, in Europa). La risposta dipende da molti fattori, tra cui la rapidità dell’evoluzione tecnologica nelle batterie e se e come le opinioni pubbliche accetteranno di convivere con nuovi impianti atomici“, mette i puntini sulle i Carlo Stagnaro.

Energia nucleare ed accettibilità sociale: cresce il “sì” nel confronto pubblico

A rendere più accettabile il nucleare potrebbe essere l’attuale crisi energetica, con le stime sull’asumento delle future bollette.

“Quest’ultima, infatti, è una condizione cruciale perché una maggiore accettabilità sociale, direttamente connessa a una riduzione del rischio dell’investimento che, per una tecnologia a così alta intensità di capitale, conduce direttamente a una riduzione dei costi”, continua Carlo Stagnaro.

Finora il fronte del no al nucleare ha detto che l’energia atomica a fini civili costa troppo. Per esempio, la centrale nucleare di Vogtle in Georgia, la prima costruita in America in decenni, è costata 35 miliardi di dollari. Oltre il doppio della stima iniziale. Inoltre, la consegna è avvenuta in ritardo di ben sette anni.

Infatti “la vera prova del nove per il nucleare sta nella sostenibilità economica.
Questo mi porta al punto finale: gli avversari del nucleare si contraddicono da soli. Da un lato sostengono (con qualche ragione) che i nuovi impianti nucleari oggi, almeno in Europa, hanno avuto costi stratosferici e quindi non possono essere competitivi. Dall’altro pretendono di vietarne tout court la realizzazione”, mette in guardia Carlo Stagnaro: “Al contrario, sarebbe opportuno spianare la strada dal punto di vista normativo, in modo che siano gli investitori a valutare il rischio e stabilire dove e quanti impianti nucleari realizzare“.

Energia nucleare pulita secondo la Ue

L’energia nucleare è ideale per i data center (e non solo), perché fornisce una fonte affidabile di energia pulita 24 ore su 24, secondo David Victor dell’Università della California di San Diego.

“Si può legittimamente ritenere che il nucleare sia dispendioso o complesso, ma non si può negare né che esso fornisca energia pulita (come conferma la Tassonomia europea), né che dove esiste sia il pilastro della decarbonizzazione, né che la fuoriuscita anticipata dal nucleare (come in Germania) sia direttamente connessa a un aumento delle emissioni rispetto a qualunque scenario controfattuale”, conferma Carlo Stagnaro.

Quello che è certo è che, nella Settimana del Clima delle Nazioni Unite, oltre 20 Paesi partecipanti al vertice sul clima di Dubai, l’anno scorso hanno assunto l’impegno di triplicare la produzione globale di energia nucleare entro il 2050. E se lo dicono le petro-monarchia, qualcosa vorrà pur dire.

Fronte anti energia nucleare: il conflitto rende le rinnovabili più competitive

Di solito, chi è contro il nucleare è ideologico. In genere non ammette che un mix energetico al 100% rinnovabile non è possibile. E, se anche lo fosse, sarebbe molto più costoso di un mix energetico con un 20% di nucleare, a causa della non programmabilità delle rinnovabili. L’esempio migliore è la Francia con le sue bollette basse, seguita dalla Spagna.

Ma in realtà, il dibattito sull’eventualità di ricorrere al nucleare è “surreale”, secondo Francesco Ferrante: “Ed è surreale da ogni punto di vista: tempi, costi e tecnologie sono infatti incompatibili con i tempi delle crisi, con i costi dell’energia che devono sopportare imprese e cittadini e con le tecnologie che attualmente abbiamo a disposizione”.

Ecco i punti che contesta Ferrante al fronte pro energia nucleare, entrando nel dettaglio:

  • Tempi: la realizzazione di una nuova centrale nucleare nei paesi democratici, persino in quelli dove il nucleare ce l’hanno (Francia, Inghilterra, Usa) si misurano in alcuni lustri. Sia per le procedure di autorizzazioni e poi per la delicatezza dei cantieri che determinano un continuo rinvio delle previsioni di consegna e il lievitare dei costi. Questa è storia, non sono ipotesi”, sostiene Ferrante;
  • Costi: il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica dell’Italia Gilberto Pichetto Fratin sostiene che ricorrere al nucleare sia indispensabile perché le rinnovabili ‘non possono bastare’, ma che si realizzerà senza finanziamenti dello Stato”, continua Ferrante;
  • “Tecnologie: chi propone il nucleare ha idee piuttosto confuse: gli SMR che sarebbero i ‘piccoli’ reattori da 300 MW non hanno in realtà nulla di nuovo e non si capisce come una macchina più piccola possa produrre chilowattora meno costosi di una più grande (sarebbe un unicum economico nella storia dell’umanità), della fusione di cui chiacchierano alcuni si può solo dire che “sarà pronta tra tent’anni” come si dice invaraibilmente da tre decenni”, ironizza Ferrante.

I costi veri dell’energia nucleare nel confronto fra sì e no

“Chi è impegnato in costruzioni di nuovi centrali sono solo aziende nazionalizzate (come la francese EDF) per non parlare dei cinesi”, ricorda Ferrante al ministro Pichetto Fratin quando dice che il ritorno al nucleare avverrewbbe in Italia senza costi per lo Stato.

“Sono innumerevoli gli studi a partire da quelli della IEA che spiegano come i costi del nucleare (considerando LCOE) siano incomparabilmente più alti di quelli delle rinnovabili (tra il doppio e tre volte tanto), Allora i nostri nuclearisti si affannano a spiegare che quegli studi non considerano i costi che il sistema – l’adeguamento della rete a un modello di produzione di energia elettrica che si dovesse basare solo su fonti energetiche non programmabili quali sono la maggior parte delle rinnovabili e in particolare il fotovoltaico e l’eolico – lasciando intendere (al contrario del Ministro) che questo giustificherebbe un impegno dello Stato nel finanziamento di questa avventura”, mette in guardia Ferrante.

“Ma è un ragionamento fallace, perché non considera quanto uno sviluppo armonico di fotovolatico ed eolico equilibrerebbe dal punto di vista stagionale la produzione di elettricità, il ruolo che la nuova geotermia può svolgere insieme allae altre rinnovabili programmabili come l’idroelettrico e le biomassela riduzione spettacolare del costo degli accumuli chimici, le sperimentazioni già molto avanzate su accumuli termici e sulla sostituzione del litio con materie prime assai più diffuse”, sottolinea Ferrante.

“Infatti sono recenti studi – gli ultimi due molto interessanti vengono dalla Danimarca e dalla Finlandia – in cui si dimostra che anche su SLCOE (System Levelized Cost Of Energy) non c’è gara: rinnovabili molto più convenienti di un mix con nucleare”, mette in risalto Francesco Ferrante.

Le localizzazioni

Non abbiamo detto nulla sulle localizzazioni. “Se davvero dovessimo realizzare centrali nucleari per soddisfare il 20% dei consumi elettrico al 2050, considerando il raddoppio degli stessi come fa Terna, dovuti a elettrificazione dei trasporti e del riscaldamento/raffrescamento delle nostre case con le pompe di calore, significherebbe costruire una ventina di centrali nucleari tradizionali o addirittura circa 50 SMR”, secondo Ferrante. “Auguri”, ironizza ancora Ferrante.

Il panorama europeo del nucleare

Ma “la cosa assurda del dibattito italiano è che lo stesso diventa ancora più insensato se si guardano i ‘fatti’. In Europa, la Germania ha abbandonato il nucleare e non è alle viste alcun ritorno, in Spagna hanno investito come avremmo dovuto fare noi su rinnovabili e il 20% residuo che hanno di nucleare è in phase-out“, ricorda Ferrante.

Inoltre “Francia e Regno Unito – che, non dimentichiamolo, sono anche le uniche due che hanno anche il nucleare militare – hanno scelto di sostenere con rilevantissimi sforzi economici del pubblico il loro, ma non certo per aumentare il ricorso a quella fonte. Nell’America di Trump nel 2025 il 92% del nuovo installato è stato rinnovabile, solo l’8% gas e … zero nucleare“, sottolinea Ferrante.

A livello globale lo scorso anno le rinnovabili hanno superato la produzione di carbone, in Cina le nuove rinnovabili hanno prodotto più energia elettrica dell’aumento dei consumi realizzando quel ‘disaccoppiamento’ fra crescita economica e aumento delle emissioni che noi in Europa già conosciamo da tempo“, mette in evidenza il vicepresidente del Kypto Club.

Il ruolo dell’AI nella transizione energetica

L’AI è uno strumento potente per migliorare la sostenibilità. In grado di ottimizzare le reti energetiche. In ambito manifatturiero, anche i digital twin equipaggiati con l’AI stanno aiutando a ridurre il consumo energetico fino al 30%.

Digitalizzazione e AI abilitano le smart grid che sfruttano sensori, comunicazioni istantanee ed algoritmi per il monitoraggio e la previsione della domanda, generazione e condizioni meteorologiche, migliorando l’allocazione delle risorse energetiche e svolgendo un ruolo di prevenzione verso sovraccarichi e blackout.

Le capacità predittive dell’AI riescono dunque a contribuire al bilanciamento in tempo reale tra domanda e offerta, alla gestione della variabilità delle fonti rinnovabili intermittenti e all’abilitazione proattiva di risorse quali accumulo, domanda flessibile e microgrid.

Energia nucleare, i due fronti a confronto: l’urgenza vera è decarbonizzare

Lo scenario europeo è sotto pressione: sia per effetto delle conseguenze della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz, ma anche a causa degli impatti dei cambiamenti climatici.

Secondo Copernicus, le energie rinnovabili sfiorano la metà (46,4%) dell’elettricità fornita in Europa nel 2025. L’energia solare ha raggiunto un nuovo record, contribuendo al mix energetico con il 12,5%.

Fotovoltaico ed eolico rappresentano dunque la strada giusta, ma l’Europa importa ancora troppe fonti fossili, con una dipendenza da Paesi in guerra o da cui non possiamo importare per motivi etici (non è possibile prestare giustamente all’Ucraina 90 miliardi di euro per difendersi per 12 mesi, mentre si compra gas o petrolio russo dal Paese aggressore che userebbe quei guadagni per attaccare Kyev).

Le bollette energetica dell’Italia e di vari Paesi europei inoltre gridano vendetta: non solo le famiglie sono in difficoltà a pagarle, ma sono soprattutto le aziende energivore europei (nei Paesi meno virtuosi dal punto diu vista del paniere energetico) a soffrire di più e a perdere competitività. L’Italia non può attrarre capitali stranieri finché avrà una bolletta energetica così cara.

Infine sono i dati di Copernicus a dare la sveglia all’Europa. Bisogna decarbonizzare e fare presto.

Come, lo devono decidere i decisori politici italiani insieme alla Commissione europea. Ma è urgente ridurre l’importazione di fonti fossili e trovare un mix energetico tale da rendere l’economia europea competitiva e per decarbonizzare, accelerando la transizione energetica.

“Chi, viceversa, pretende di dare la priorità alla lotta al nucleare implicitamente sta dicendo che contrastare la crescita del nucleare (o addirittura il mantenimento delle centrali nucleari esistenti, dove ci sono) è più importante che combattere il cambiamento climatico, visto che il nucleare produce energia priva di emissioni”, conclude Carlo Stagnaro: ma “è un modo molto interessante di rivelare le proprie reali priorità”.

Insomma, “le tecnologie convenienti per marciare rapidi nella transizione e per affrontare le crisi, già le abbiamo a disposizione e si chiamano rinnovabili. Il nostro sistema Paese dovrebbe piuttosto concentrarsi su come renderne agevole l’istallazione invece di perdere tempo in dibattiti inutili che non porteranno da nessuna parte se non a qualche risorsa in più per qualche lobbista nuke”, chiude la nostra “polemica” sul nucleare sì o no Francesco Ferrante.

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