La stretta del fossile

pubblicato su QualEnergia

Trump (e Bibi) fanno guerra all’Iran e il risultato anche dal punto di vista geopolitico è un disastro. La chiusura delle Stretto di Hormuz (che sino al 28 febbraio era aperto e tranquillamente navigabile da imbarcazioni di qualsiasi paese) causa impennate del prezzo del petrolio e del gas e preoccupazioni persino per l’approvvigionamento degli stessi. In Europa iniziano a diffondersi allarmi sul jet fuel e conseguentemente sui voli aerei e le vacanze che sarebbero imminenti. Ma chi paga il prezzo più alto – come al solito – non siamo noi, i “ricchi” del mondo. Se è vero che dopo due mesi dall’inizio del conflitto si calcolava che la chiusura dello stretto aveva ridotto l’offerta di 10 milioni di barili al giorno, nel mondo c’era stata una riduzione della richiesta di 5 milioni di barili da parte proprio dei Paesi più poveri: in Africa, la Nigeria e l’Etiopia o il Sudan per esempio, e in Asia, con l’India sia il Pakistan che il Bangladesh. Quindi il paradosso è che il prezzo del barile di petrolio che continuiamo a pagare noi ricchi è “calmierato” proprio dalla riduzione che i poveri fanno loro malgrado.

Il prezzo che non si controlla più alle pompe di benzina, per chi conduce davvero una vita al limite della sussistenza è una tragedia che non puo’ non portare rabbia (vedi la foto in India).

E in tutto questo assistiamo ad altri due paradossi. Il primo è che per l’eterogenesi dei fini la guerra di Trump che voleva mettere in difficoltà la Cina – perché è l’Asia la prima importatrice dei prodotti petroliferi provenienti dai paesi del Golfo – aiuta nel lungo termine i cinesi a espandere la propria influenza su tutto il globo proprio per la loro supremazia nelle tecnologie green utili a sostituire i fossili. Il secondo paradosso che ci riguarda direttamente è che nella crisi, alcuni governi – a partire dal nostro – pensano esclusivamente a sostituire un fornitore di gas (il Quatar in questo caso) con qualcun altro (il cui grado di affidabilità sarà comunque da valutare) invece di mettere in campo le misure strutturali che potrebbero evitare future crisi analoghe: più rinnovabili e maggior efficienza.

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