Vademecum per ribattere ai negazionisti climatici

pubblicato su La Nuova Ecologia

Rallentare la transizione energetica amplifica i rischi e fa perdere tanti posti di lavoro. Bisogna spiegarglielo ancora

Parliamo di Trump. Ahimè, ci tocca. Ormai non sembra esserci occasione conviviale senza che qualcuno non tiri fuori l’argomento. Inevitabile, dato il caos che l’uomo sta causando nel mondo. Nella rubrica di questo mese vorrei scrivere una specie di bignamino per ribattere al negazionismo climatico dei suoi adepti (in caso vi capitasse di incontrarne uno a cena, succede) e contestare il suo inspiegabile – se non considerassimo i suoi interessi fossili – rifiuto delle rinnovabili.

1) I cambiamenti climatici sono reali, misurati e causati dall’uomo. La temperatura media globale del pianeta è già aumentata di 1,3 – 1,55 °C rispetto all’era preindustriale (1850-1900). Gli undici anni più caldi mai registrati sono proprio gli ultimi undici. La CO₂ atmosferica ha raggiunto livelli senza precedenti negli ultimi milioni di anni, superando i 422-424 ppm e con tassi di aumento annuale mai visti prima. Conseguenze pratiche? Più incendi, ondate di caldo, innalzamento del livello dei mari e stress sugli ecosistemi: non sono opinioni ma effetti documentati.

2) Il consenso scientifico è schiacciante. L’idea che il cambiamento climatico sia “una truffa” non trova alcun supporto nella scienza: i principali organismi scientifici nazionali e internazionali concordano da decenni che il clima sta cambiando e che la causa dominante sono le emissioni antropiche di gas serra.

3) Le energie rinnovabili sono già competitive e in crescita, non una “inutile costosa barzelletta”, come sostiene Donald. Nel mondo, oggi, oltre il 90% dei nuovi impianti rinnovabili installati produce energia a costi inferiori rispetto alle nuove centrali a carbone o a gas. I prezzi di solare ed eolico sono crollati drasticamente e di conseguenza ormai sono quasi dappertutto più economici delle fonti fossili. Già nel 2024 le rinnovabili hanno fatto il loro record nella crescita installata. Nel 2025, l’energia rinnovabile ha prodotto più elettricità del carbone persino nello Stato Usa repubblicano per eccellenza, il Texas, per la prima volta nella storia. E lo scorso anno, a livello globale, le rinnovabili hanno superato il carbone nella produzione di elettricità. Inoltre, creano più posti di lavoro per unità di investimento rispetto ai fossili; possono ridurre l’inquinamento dell’aria (che causa milioni di morti premature secondo l’Oms); aumentano la sicurezza energetica e riducono la dipendenza da petrolio e gas. Gli investimenti globali in energie pulite sono cresciuti rapidamente e hanno superato quelli nei combustibili fossili.

4) Le politiche negazioniste invece fanno aumentare le emissioni. Le decisioni politiche possono avere impatti climatici misurabili. Il Princeton institute ha valutato che le politiche di Trump potrebbero portare a oltre 7 miliardi di tonnellate di CO₂ in più entro il 2050 rispetto a politiche più ambiziose. Negare la scienza o rallentare la transizione non diminuisce le emissioni o il riscaldamento, al contrario amplifica i rischi climatici futuri e fa perdere tante occasioni di nuova economia e tanti posti di lavoro. Tocca (ri)spiegarglielo!

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